Ossia: Il buco nero della mia vita
E' impressionante come la mia tarda adolescenza, anno più anno meno, sia un enorme buco nero in fatto di ricordi. Sporadici flash difficilmente ubicabili in un angolo di tempo ben preciso, alcuni ho addirittura il dubbio che siano successi. Probabilmente una reazione naturale del mio sistema immunitario per difendermi dagli attacchi esterni che un mondo sempre più splendidamente senza speranze poteva regalare ad un diciassettenne.
Ripescare i ricordi del duemilaquattro non è semplice per me, lo ricordo ancora come lo strascico della tristeria del 2003 fatto di roba di poco conto: nel duemilaquattro è nato Facebook, ma sarebbe fregato a qualcuno solamente cinque anni dopo. Finisce Friends, l'ictus di Bossi e l'influenza aviaria. Tanta gente che muore: Ray Charles, Pantani, Agnelli, Manfredi e Marlon Brando. Le tette di Janet Jackson al Super Bowl, il fratello che compare in tribunale e la bandana del Silvio nazionale. Ma niente di tutto ciò aveva importanza. Almeno non per il me di diciassette anni trascinato in quell'ondata di tristezza globale dovuta a quelle aspettative per il nuovo millennio che avevano appena avuto il tempo per essere deluse.
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