
Quindi mi faccio perdonare con una nuova recensione di un "disco nuovo acquisto", caotico e fuori dal metro e dalla categoria.
Loro sono i Uochi Toki, e il disco di cui parlo è Laze Biose, il loro terzo album.
Definirli rap, o hip-hop sarebbe come dire che il ragno è un insetto o che il pomodoro è una verdura o un qualsivoglia aneddoto da trafiletto di Focus, quindi il modo più vicino alla verità per definirli è:

improbabili, feedback e synth from outer space con il collo tirato, nei contesti più tradizionalisti (Il primo semestre, probabilmente il brano di cui è più facile disegnare il contorno, ma anche qui, prendetelo con le pinze), dando al tutto il peculiare sapore caotico-elettronico che lascia in bocca l'ascolto di questo disco. Un po' il "dado star" dei Uochi Toki.

Testi pungenti, spesso di critica spudorata verso determinate categorie (vedi Il batterista), puntando il dito senza troppi giri di parole, la riscossa degli invisibili (I fonici (aka l'intro)), l'inadeguatezza del mondo all'accogliere l'umanità e viceversa (L'estetica, Le città).
Laze Biose, è però un disco "senza identità", o meglio, ogni brano è un episodio autoconclusivo, non sembra esserci un nesso logico apparente ad unire le 13 tracce che compongono l'album. Ma in fin dei conti questa è l'identità dei Uochi Toki: frenetici e caotici, fuori dalle definizioni enciclopediche e nonostante siano impossibili da contenere dietro ad uno schema logico ben delineato, alla fine dell'ascolto tutto è stranamente abbastanza chiaro.
Ah lo sapevate che se fermate le ali ad un colibrì questo muore dopo circa 10 secondi?
-Gradite una persona od un paesaggio
nella misura in cui tale persona e tale paesaggio
assomigliano all'ideale di persona e paesaggio che avete dentro-
nella misura in cui tale persona e tale paesaggio
assomigliano all'ideale di persona e paesaggio che avete dentro-
Tweet